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Liutprand - Associazione Culturale

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ALZATI E CAMMINA


La radioattività è stata scoperta tra il 1895 e il 1898, in una serie di esperimenti effettuati da Röntgen, Becquerel e i coniugi Curie; l’endocrinologia ha radici più antiche, ma la parola “ormone” fa la sua comparsa solo nei primi del Novecento. Il 1921 vede le due discipline insieme alla ribalta, col premio Nobel per la chimica assegnato a Frederick Soddy per le sue ricerche sugli elementi radioattivi e con l’annuncio della scoperta dell’insulina da parte di Frederick Banting e Charles Best, che fruttò a Banting il Nobel per la medicina due anni dopo. Nel 1921, inoltre, Marie Curie visita gli Stati Uniti in un tour che, sebbene molto breve, suscita grandissimo interesse. Insomma, gli ormoni come l’insulina sono coinvolti nei processi che imbrigliano e ridistribuiscono l’energia nell’organismo. E la radioattività è la nuova forma di energia. Si pensò così che la maggior parte delle malattie si potessero imputare a uno squilibrio ormonale e che piccole dosi di radioattività potessero essere la cura. Non fu una conclusione del tutto casuale. Da una parte, la radioterapia si stava rivelando una valida alternativa a operazioni chirurgiche deturpanti o invasive nella lotta contro i tumori; dall’altra, da tempo si cercava di scoprire l’origine del potere curativo (o presunto tale) di numerose fonti termali, come quelle di Hot Springs in Arkansas, di Bramach in Germania o di Joachimstal in Austria, che erano considerate una panacea per una quantità di malattie come l’artrite, i reumatismi, la dispepsia gastrica, la flatulenza e le lesioni croniche della pelle.

I danni causati dall’esposizione ad alte dosi di radioattività erano ben noti, ma i medici seguivano la scuola di pensiero secondo cui le radiazioni, somministrate in piccole quantità, mostravano al contrario proprietà curative. L’esistenza di reazioni opposte a determinati stimoli, da parte degli organismi viventi, a seconda della dose si chiama ormesi. Basse concentrazioni di sostanze chimiche altrimenti tossiche possono stimolare risposte protettive nell’organismo; un classico esempio è l’effetto attribuito all’assunzione di quantità moderate di alcol. L’ipotesi di un’ormesi da radiazione non è del tutto priva di basi ed è sostenuta da diversi studi di laboratorio anche al giorno d’oggi; tuttavia, vi è disaccordo su diversi aspetti della questione, tra cui il meccanismo di azione, le dosi di soglia e la variabilità della risposta a seconda delle condizioni di esposizione e del tipo di tessuto.

Negli anni Venti però l’ormesi da radiazione era quasi considerata una verità assodata, e in questo ambito si costruì un insieme di complesse speculazioni sui principi di funzionamento della radioattività a basse dosi. Il professor Boltwood, noto radiochimico amico del premio Nobel Ernest Rutherford, affermava che la radioattività “trasporta energia elettrica nelle profondità del corpo e ivi sottopone i fluidi, i protoplasmi e i nuclei delle cellule a un bombardamento immediato di esplosioni di atomi elettrici [sic!] causando l’eliminazione dei prodotti di scarto”.

Oggetto di particolare interesse era la radioattività di tipo alfa: pezzi di nuclei atomici emessi dagli elementi pesanti, costituiti da due protoni e due neutroni, non utilizzati dalla radioterapia dell’epoca a causa del loro scarsissimo potere penetrante, che non permette loro di superare la barriera costituita dalla pelle. L’idea era quella di introdurre radiazione alfa dall’interno, mediante ingestione o iniezione; alcuni dottori sperimentarono con iniezioni di radio fino all’inizio degli anni Venti, senza risultati conclusivi. Al di fuori dell’ambito clinico invece si preferì puntare sull’assunzione orale di radioattività. Le sostanze radioattive, considerate “naturali”, eludevano le norme di sicurezza applicate ai farmaci; del resto, all’epoca, gli enti regolatori come l’americana Food & Drugs Administration avevano ben poco potere effettivo. Questo favorì la nascita di un mercato di dispositivi e prodotti che fungessero da fonti di radioattività anche per coloro che non potevano recarsi alle sorgenti termali.

La prima idea fu quella di imbottigliare l’acqua delle sorgenti e venderla nelle città, ma c’era un problema: la radioattività, a cui veniva attribuito il potere curativo dell’acqua termale, non durava a lungo lontano dalle sorgenti. Questo perché l’elemento radioattivo disciolto in quelle acque era il radon, un gas nobile prodotto dal decadimento del radio e che a sua volta decade in un tempo molto rapido: ogni quattro giorni circa la quantità di radon contenuta nell’acqua si dimezzava, e nelle tre settimane necessarie per imbottigliare e trasportare l’acqua dalle terme ai negozi la sua concentrazione diventava trascurabile.

Si decise così di ovviare a questo inconveniente in due modi: inventando dispositivi casalinghi che “ricaricassero” l’acqua con una dose fresca di radioattività, o creare prodotti da banco (pozioni, creme, dentifrici, pillole) in cui dissolvere in direttamente il radio, il cui tempo di decadimento molto più lungo (1600 anni) garantiva un effetto virtualmente illimitato. Accanto a queste due linee principali di prodotti, furono concepiti e commercializzati altri gadget radioattivi come cuscini, tappetini, fermacarte e fibbie. Questi oggetti potevano essere acquistati presso i centri benessere (che rivendicavano fieramente, nelle insegne pubblicitarie, la natura radioattiva delle proprie acque termali) ma nacquero anche diverse aziende dedicate: Radium Health Products of Canada, National Radium Company, Radium Emanator Filter Co., Radonite Corporation, American Radium Products Company sono alcuni dei nomi solo nel Nord America. Naturalmente, presto le autorità sanitarie si preoccuparono che il pubblico non finisse nelle mani di ciarlatani, motivo per cui l’American Medical Association cominciò a effettuare dei controlli e a rimuovere dal mercato tutti i prodotti che non garantissero effettivamente la radioattività pubblicizzata.

Una delle aziende più attive e prosperose fu la Bailey Radium Laboratories, con sede nel New Jersey. Il fondatore, William J. A. Bailey, era un uomo brillante, ma di etica discutibile. Vantava una laurea ad Harvard che non aveva mai conseguito, e prima di dedicarsi alla medicina della radioattività era stato coinvolto in alcune truffe. Tuttavia, moltissimi clienti gli diedero fiducia acquistando i suoi prodotti (che radioattivi lo erano veramente e quindi superavano tutti i controlli qualità). Tra i suoi grandi successi si contano il Revigator e il Radioendocrinator. Il primo era una giara di ceramica rivestita da carnotite, un minerale contenente uranio che, decadendo, produceva il radio e successivamente il radon; riempiendo la giara d’acqua o di altre bevande, il radon passava in infusione rendendole radioattive. Studi successivi dimostrarono che più che dal radon, il pericolo di intossicazione proveniva da altri elementi (vanadio, arsenico e uranio) presenti nella struttura della giara. Il Radioendocrinator invece era una tavoletta d’oro contenente carta impregnata di radio e incastonata in una custodia di finta pelle e velluto, da indossare tramite una cinghia adattabile nei pressi della ghiandola d’interesse: tiroide, surrenali, ovaie o testicoli (con un adattatore speciale per lo scroto).

Ma il massimo successo arrivò col Radithor, inventato nel 1918: due isotopi del radio (radio-226 e 228) disciolti in mezza oncia di acqua distillata promettevano di curare oltre 150 malattie “endocrinologiche”, tra cui la debolezza e l’impotenza. Si calcola che furono vendute oltre 400 mila boccette di Radithor a un dollaro l’una (con un ricarico sui costi di produzione del 400%), rendendo Bailey un uomo ricco.

Il Radithor è una delle prime bevande energetiche certificate, fu inventato nel 1918 dalla Bailey Radium Laboratory. La composizione consisteva di soli tre componenti: 1. Acqua distillata. 2. Isotopo del radio 226. 3. Isotopo del radio 228. Lo slogan della bevanda era: "Eternal Radiance" o "Medicina che resuscita anche i morti". Era utilizzato, prima di tutto, come mezzo per aumentare la potenza negli uomini, poi si sosteneva che curasse circa 150 malattie. Poiché il prodotto aveva un prezzo elevato, solo pochi eletti potevano acquistarlo.

Nel 1924 Theodore Blum, un dentista di New York, cominciò a notare un numero crescente di casi di osteomielite della mascella e della mandibola nelle lavoratrici della Radium Corporation, che dipingevano i quadranti luminosi degli orologi con vernice al radio. Alle ragazze si suggeriva di assottigliare la punta del pennello tra le labbra; in questo modo ogni giorno ingerivano piccole quantità di radio che si accumulava nel loro organismo, specialmente nelle ossa in quanto è chimicamente simile al calcio.

I sintomi progredivano anche molto tempo dopo che l’esposizione al radio era terminata: perdita di denti, fratture spontanee, necrosi del tessuto osseo e altri danni a carico del midollo osseo, dei reni e del fegato. Questo perché le particelle alfa emesse dal radio accumulato, pur arrestandosi in pochi milionesimi di millimetro, sono in grado di ionizzare i tessuti circostanti, inducendo talvolta mutazioni genetiche che portano al cancro o alla morte cellulare. Il caso delle radium girls contribuì nel tempo a portare alla luce la pericolosità dell’esposizione alle sostanze radioattive, ma all’epoca faticò molto a catturare l’attenzione: si trattava di donne appartenenti alle classi sociali inferiori, e alle scoperte di Blum non fu dato peso. Anche quando ne vennero a conoscenza, gli aficionados dei prodotti radioattivi preferirono pensare che le impiegate della Radium Corporation fossero vittima di qualche altro contaminante della vernice anziché del radio. Fu necessaria la morte di una persona di spicco perché la moda delle automedicazioni radioattive subisse un colpo fatale. Lo sgradito onore toccò a Eben Byers, campione di golf e tombeur de femmes dell’alta società americana, nonché presidente dell’industria metallurgica Girard Iron Company fondata dal padre, in uno dei casi più celebri ed eclatanti di avvelenamento da radiazioni. Nel 1927, all’età di 47 anni, Byers cadde dalla cuccetta di un vagone letto e si infortunò al braccio. Nelle settimane successive, il dolore non migliorò e condizionò la sua attività sportiva, lavorativa e – si dice – anche sessuale. Uno dei medici a cui si rivolse gli consigliò la cura miracolosa del Radithor. Sentendosi improvvisamente rinvigorito, Byers cominciò a consumare tre boccette al giorno, ne decantò appassionatamente le lodi con amici e amanti, e arrivò a somministrarlo anche ai suoi cavalli da corsa. Si calcola che ne consumò 1400 boccette dal 1928 all’ottobre del 1930, quando tornò dal medico lamentando una perdita di vigore e una serie di dolori alla testa e ai denti – denti che a breve cominciarono a cadere. Nel frattempo, il radiologo Joseph Steiner notò delle similitudini tra i danni subiti da Byers e quelli delle radium girls: il corpo di Byers stava andando in pezzi per massiccia intossicazione da radio.

All’inizio, Byers non volle accettare questo verdetto, ma nell’anno successivo le sue condizioni precipitarono. Nel settembre del 1931, la Federal Trade Commission aprì un’indagine e chiese a Byers di testimoniare; l’avvocato Robert H. Wynn fu inviato a visitarlo nella sua tenuta di Southampton, dato che non poteva più muoversi. Narra Wynn che un ascesso cerebrale gli aveva reso difficile la parola e che “l’intera mascella, ad eccezione di due denti frontali, e la maggior parte della mandibola erano state asportate. Tutto il restante tessuto osseo del suo corpo si stava lentamente disintegrando, e nel suo cranio si stavano formando ascessi”. Byers morì di collasso multiorgano al Doctor’s Hospital di New York il 31 marzo successivo; a dicembre, la Federal Trade Commission aveva imposto a Bailey di cessare inderogabilmente la produzione e la pubblicità di rimedi o dispositivi radioattivi. Dopo questi eventi, il "Radithor" fu bandito e non fu più commercializzato.

Nel 1965, il corpo del defunto Eben fu riesumato. Secondo i dati ottenuti, il corpo risultò ancora radioattivo.

Al centro del borgo di Cava Manara (Provincia di Pavia), si ergeva e si erge tuttora il colossale Palazzo Olevano. Nell’Ottocento, esso era divenuto proprietà del Vescovo di Vigevano, che vi aveva installato un Seminario. Dopo il 1892, però, l’immobile cominciò ad essere destinato a diverse attività di natura industriale. In particolare, la grande corte d’ingresso fu coperta da un capannone e ospitò dapprima le Saponerie Riunite, poi una Filanda.

Nel 1926, a Cava Manara, presso la Società Ligure Industrie Chimiche, fu realizzata la RADIOLITINA. Bustine da sciogliere nelle bottiglie d’acqua potabile, che contenevano tracce di radio e rendevano radioattiva l’acqua.

La pubblicità, realizzata da Achille Luciano Mauzan, recitava “Alzati e cammina - Presso tutte le buone farmacie - Radiolitina - gustosissima acqua radioattiva da tavola miracolosa contro tutte le malattie del ricambio - dottor A. Codebo' & c. - Cava Manara (Pavia)”.

Nello stesso anno 1926, il Prof. Giovanni Battista Bonino, Direttore dell’Istituto di Chimica Generale dell’Università di Bologna, chiosava che: “L'acqua preparata con le cartine Radiolitina, presenta un sensibile potere radioattivo, che aumenta per circa un mese dopo la preparazione dell'acqua per rimanere costante in un tempo praticamente indefinito. Da esperienze eseguite in questo Laboratorio risulta che la radioattività della Radiolitina è dovuta al Radio ed alla sua emanazione”.

Poco dopo (1928) fu realizzata dal medesimo produttore anche la RADIOSOLVINA, sempre a base di radio ma con aggiunta anche di bicarbonato di sodio (solvay), che rendeva frizzante l’acqua trattata.

Dell’azienda produttrice, del suo realizzatore e del prodotto non esiste più nulla se non un articolo dal titolo “Radiolitina e Diabete” - Bollettino n.7 – Maggio 1927.

Una pillola: all’inizio, la produzione della Radiolitina era della Società “GRANELLO – CODEBO’ & C:”; successivamente (abbastanza presto vista la breve vita del prodotto) la pubblicità venne modificata: in basso a sinistra, sulla parte iniziale dell'ultima riga dell'iscrizione pubblicitaria, è stata incollata una piccola striscia di carta sulla quale è stampato "DOTTOR A." che maschera e sostituisce la parola "GRANELLO".

Non sappiamo – nessuno ha mai quantificato – quale danno umano abbia potuto produrre la diffusione delle bustine di radio solubile nel mercato “delle migliori farmacie” pavesi.

Pubblicato 19/01/2026 05:22:22