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di Federico Serena
IL TESORO DEI TEMPLARI
La leggenda di Uter Kaspat


La più complessa e fantastica storia che ci è capitato di ascoltare è ambientata nel medioevo e si riferisce ai monaci di Cotrebbia Vecchia, una località sulla sponda destra del Po, vicino a Piacenza (frazione di Calendasco).
Ci ha raccontato la storia un'anziana signora che a sua volta l'aveva ascoltata da una vecchia maestra che la narrava a mo' di favola, forse per mantenere viva l'attenzione degli ascoltatori, o per dare ai bambini qualche rudimentale lezione di storia locale.

I monaci-cavalieri, vestiti di armature lucenti, di ritorno da una crociata in Terra Santa, riportarono nel loro convento un ricchissimo tesoro, cui attribuivano anche un notevole valore religioso non solo per la sua provenienza e per essere stato custodito per secoli da un certo "prete Gianni" e dai suoi successori "dalle teste nere", ma anche perché, secondo quanto dicevano, ne faceva parte un calice che avrebbe contenuto il sangue di Cristo trafitto sulla Croce.
I monaci avevano scelto come luogo per la custodia di questo tesoro la sede di Cotrebbia Vecchia, perché già allora il monastero era ricco di un'antica storia e da qui era cominciata l'avventura delle crociate.
A difesa di questo tesoro fu dato l'avvio alla costruzione dei castelli di Calendasco, S. Imento (strano non aver trovato leggende su questo dimenticato ? o mai esistito ? Santo Imento), due castellacci e tre torri di avvistamento e difesa a sud del Po e ad ovest della Trebbia, un'altra serie di difese a Nord del Po, allo sbocco dell'unico ponte che lo attraversava verso Piacenza, proprio in corrispondenza del monastero, e su cui i monaci avevano diritto di pedaggio.
Ma come tutti i tesori preziosi, anche questo attirava l'avidità di potenti briganti. Si narra infatti che più volte bande di briganti tentassero di impadronirsene, e una volta addirittura avessero mozzato la testa ad un frate di nome Uter Kaspat, d'origine sassone, che si rifiutava di rivelare il nascondiglio del famoso tesoro; il cadavere di questo monaco e la sua testa mozzata furono ritrovati e riportati dagli altri frati al monastero.

UterKaspatsigillo templare

Qui, in presenza del calice, durante una cerimonia segreta, la testa ed il corpo si ricongiunsero facendo riprendere vita al malcapitato frate, il quale per molto tempo ancora fu custode responsabile dell'integrità del tesoro, e da allora ottenne facoltà divinatorie, capendo il linguaggio degli uccelli e dei fiori.

Ancora le autorità ecclesiastiche tentarono legalmente di far trasferire sotto la loro giurisdizione il tesoro, ma inutilmente. La forza e la potenza dei monaci riuscivano sempre a ricacciare i nemici, e a rinforzare ogni volta sempre più l'ordine monastico, che conobbe periodi di straordinaria espansione. Furono innalzati anche altri templi nella zona, e per allargare anche il potere economico in questa regione molto fertile, i monaci costruirono mulini e spacci; imposero quasi con la forza delle armi i loro prodotti sul mercato, ma compirono anche molte opere di carità.

Poi a distanza di qualche secolo questo potere,costruito e aumentato di continuo e con fatica, quasi improvvisamente e inaspettatamente scomparve, forse proprio in occasione del trafugamento del tesoro miracoloso ad opera di una potente armata di mercenari giunti da oltralpe e guidati da un certo Percivalli, cui diedero manforte anche le autorità locali civili, militari ed ecclesiastiche invidiose del grande potere assunto dal monastero.

I frati sopravvissuti all'ultima battaglia, e che si rifiutarono di aderire ad altri ordini monastici, furono passati per le armi. Di questi monaci ora restano solo poche tracce, rimaste nei nomi di alcune località della zona, come: Molino dei frati, Tempio di sopra e di sotto, i castelli, i castellazzi e le torri già nominati. Questi monaci sarebbero identificabili coi cavalieri templari che, appunto in Cotrebbia vecchia e nel territorio limitrofo, avevano effettivamente costruito una grande commenda.


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